Scalea e la Riviera dei Cedri, in Calabria: il territorio

Scalea è uno dei paesi più antichi dell' Alto Tirreno Cosentino, in Calabria. Con le sue caratteristiche case, poste l'una sull'altra, è il tipico borgo medioevale costiero, predisposto per la difesa dalle incursioni. Si evidenziano, in basso, la Chiesa e il Palazzo del Principe e, in alto, il Castello Normanno. Scalea è sorta durante le lotte tra Longobardi e Bizantini, prima dell'anno Mille. La magnifica zona che corona il borgo, era la terra degli Enotri: dal nome del re di questa gente Italo, o dal loro simbolo, il toro, deriva il nome Italia. Scalea, erede della greca Laos e della romana Lavinium, diventa centro importante in epoca Normanna, e tale rimane nei periodi di influenza Angioina, Aragonese, Spagnola e Francese. In queste stagioni della sua storia, Scalea esprime una civiltàcontadina e anche marinara. Il dialetto è più vicino a quello campano che non a quello calabrese, considerati i contatti culturali e commerciali più intensi e frequenti con i centri costieri campani che non con quelli dell'intero territorio calabro. Dal belvedere di Napoleone, dove un masso ricorda la testa dell'Imperatore, si può ammirare la lunga spiaggia interrotta da un imponente scoglio su cui sorge un'antica Torre, detta Talao, oggi simbolo della città. Torre Talao, costruita nel XVI secolo, faceva parte del sistema difensivo costiero contro le incursioni dei turchi voluto da Carlo V Imperatore di Spagna. Il sistema di difesa, che comprendeva 337 torri una in vista dell'altra, fu suggerito al monarca e avviato da Don Pedro de Toledo, Vicerè del regno di Napoli. L'ordine per la costruzione della Torre fu emesso nel 1563 dal suo successore, Don Parafan de Ribera d'Alcalà. In origine il promontorio di Torre Talao era un'isola, ma fenomeni di interramento l'hanno completamente aggregata alla terra ferma. Le grotte dello "scoglio" di Torre Talao furono abitate dagli uomini della preistoria: trentamila anni fa (uomo di Neanderthal-Paleolitico medio/superiore).
Da qui passarono Enea ed Ulisse e nei pressi morì Draconte, compagno del re di Itaca. Nei dintorni doveva trovarsi l'heroon (monumento commemorativo di un eroe) citato da un oracolo che predisse: "presso Draconte Laio, molto popolo sarà per perire". E' infatti, nell' estate del 389 a.C, si combatte, nella piana del Lao, una delle più terribili battaglie dell'antichità tra i Lucarli (30.000 fanti e 4.000 cavalieri) e i Greci di Thurii (14.000 fanti e 1.000 cavalieri). Dieci mila Thurini perirono sul campo, molti altri furono fatti prigionieri. (Diodoro Siculo). Da Torre Talao si possono ammirare le spiagge e le insenature che, a suo tempo, formavano un porto naturale, oggi scomparso. Lo storico e archeologo francese, Lenormant, del sec. XIX, lo definì: "Jolì port naturel". Per secoli il porto naturale fu un importante scalo marittimo, con annesso cantiere navale, specialmente quando Scalea si ribellò agli Angioini e divenne terra "demaniale". Dalla circostanza, trasse grande vantaggio la marineria del borgo che divenne rinomata in Calabria e altrove, perchè le sue navi toccavano i più noti porti del Mediterraneo e dell'Atlantico. Fazio degli Uberti, nel suo Dittamondo (1347) libro III, cap. XV, scriveva: "...contro a Scalea e Andreano stanno Didini e la Micea e questa gente la via di Conturbia fanno...". Le imbarcazioni dei marinai di Scalea, cioè, si spingevano fino a Conturbia, l'attuale Canterbury. Dell'antica tradizione marinara di Scalea, oggi, rimane solo la festa della Madonna del Lauro, Patrona della gente di mare del luogo, che si festeggia l'8 settembre di ogni anno.
Con l'arrivo delle famiglie Romano e Pallamolla, venute una da Salerno e l'altra dalla Provenza, inizia il periodo di espansione per Scalea. La Famiglia dei Romano, giunta a Scalea a seguito degli Angioini, era molto facoltosa, tanto da prestare denaro al Re Carlo I d'Angiò. I Romano andarono ad abitare nell'attuale Palazzo dei Principi, non ancora completato, per come oggi possiamo, ammirarlo. E qui nacque Ademaro Romano che, per il suo valore e Impegno, fu nominato da Re Roberto d'Angiò Ammiraglio della flotta e Consigliere Regio. Dopo la sua morte, il comando dei vascelli passò a Leonardo da Vassallo, anche lui nato a Scalea. I Pallamolla erano abili e ricchi mercanti in contatto, anche, con i banchieri di Firenze. Nel borgo incrementarono la coltivazione e l'esportazione del baco da seta, del lino, del riso e della canna da zucchero. Abbellirono e ingrandirono la loro dimora. Nel Palazzo Pallamolla nacque, nel 1571, Lucio Pallamolla, poi monaco Barnabita, col nome di Padre Costantino, oggi Beato. Il Centro Antico di Scalea è dominato dai ruderi del Castello che fu costruito dai Normanni laddove sorgeva una rocca Longobarda nelI'XI secolo. Nel Castello i fratelli Ruggero il Normanno e Roberto il Guiscardo firmarono "il Patto detto di Scalea" con cui si divisero la Calabria da loro conquistata (1062).
Qui, verso il 1245, nacque Ruggero Loria o di Lauria, Grande Ammiraglio della flotta Angioina e Aragonese. La sua personalità e le sue gesta colpirono anche la fantasia del Boccaccio che così ricorda Ruggero e il suo paese natio nel Decamerone, giornata V novella VI: " "Discorsa tutta la marina della Mirnerva infino alla Scalea in Calavria e per tutto della giovane investigando, nella Scalea gli fù detto...". E più avanti: "...è mentre così infino all'ora determinata eran tenuti gridandosi per tutto il fallo da lor commesso e pervenendo agli orecchi di Ruggier di Loria, uomo di valore inestimabile e allora Ammiraglio del Re...". Il Castello fu ereditato da Roberto, detto Scalone, figlio di Roberto il Guiscardo, da cui prese il nome l'omonimo Passo sulla strada statale Belvedere M.mo-SantAngata D'Esaro. Poi il Castello fu dimora di molti feudatari tra cui i Pascale, i Sanseverino, i Caracciolo e, in ultimo, gli Spinelli. Dai resti dei suoi bastioni si possono ammirare i ruderi della Grancia e del Convento Francescano, del secolo XIII, e i resti delle Chiesette di Santa Lucia, San Marco, San Cataldo, Santa Caterina, erette dai monaci Basiliani prima del Mille. Il lato sud del Centro Antico è caratterizzato dalla mole di una Torre di guardia Aragonese, conosciuta come Torre Cimalonga, costruita nel secolo XV in funzione del sistema difensivo del paese. La Torre, a pianta circolare, era a guardia di una delle quattro porte (Ponte, Marina, Castello e Cimalonga) di entrata a Scalea. Oggi ospita un Antiquarium ricco di reperti archeologici della zona. Le porte, le mura di cinta, le torri di guardia testimoniano i lunghi periodi di lotta. Il maestoso Palazzo dei Principi ricorda l'epoca feudale. All'inizio del secolo XVII corsari, all'improvviso, attaccano dal mare Scalea. Il Principe di Scalea, Francesco Spinelli li affronta sulla spiaggia. Dopo aspra battaglia, gli assalitori sono messi in fuga. Da una imbarcazione dei fuggiaschi parte un colpo di archibugio che colpisce il Principe, che muore sull spiaggia tra la costernazione generale dei suoi sudditi.
Dal Largo Marina, oggi Piazza Padre Pio, hanno inizio le gradinate che portano, attraverso il Centro Antico, al Castello. Lungo il percorsi si possono ammirare le scale, le finestre, i loggiati, i portali e gli archi, testimonianze dei vari periodi storici. Nella parte alta del paese svetta il campanile della "Chiesa di Sopra", dedicata alla Madonna del Carmine i cui festeggiamenti si tengono il 16 luglio. La Chiesa è antica e ricca di opere d'arte. Nei primi secoli dell'era cristiana fu Sede Provvisoria Vescovile. La parte bassa del Centro Antico è sovrastata dalla imponente struttura della "Chiesa di Sotto", dedicata a San Nicola. Anch'essa è molto antica. Le prime strutture risalgono al secolo VIII. Nell'abside si riscontrano resti di costruzioni gotiche e, nella parte inferiore, la Cripta dell'Addolorata con volte a crociera rette da colonne. Nel corso dei lavori di restauro di questi ultimi anni, sono venuti alla luce numerosi affreschi. Ospita le tombe di Ademaro Romano e del Caloprese. In una lapide, posta sulla facciata di un palazzo di Largo Marina, si legge: "Qui Gregorio Caloprese insegnò a Pietro Metastasio la filosofia del Cartesio". Gregorio Caloprese, padre dell'Estetica Moderna, filosofo, letterato, matematico e medico, nacque a Scalea nel1654. Il Metastasio, che aveva studiato a Scalea nel 1712 portatovi dal Gravina per essere affidato al Caloprese affinchè fosse istruito anche nelle scienze filosofiche, al suo ritorno in Austria, da Vienna scriveva: "Ho abitato di bel nuovo la cameretta dove il prossimo flutto marino mi lusingò per molti mesi soavemente i miei sonni: ho scorso con la fantasia le spiagge vicino alla Scalea". - La popolazione di Scalea, che nel secolo XIII era di oltre 5000 abitanti, nei secoli successivi oscilla tra i 1000 e i 4000 abitanti, con punte minime, nei secoli XVI e XVII, di circa 300 abitanti. - Nel secolo XIII Scalea, con la fondazione da parte di Pietro Cathin del Convento Francescano, divenne importante centro religioso, artistico e culturale. - Nel secolo XIII Scalea si ribellò e scacciò gli Angioini, poi resistette agli innumerevoli attacchi portati dalle truppe fedeli a Carlo d'Angiò. - Nel secolo XIV Scalea, inclusa nel Regio Demanio divenne importante scalo marittimo. - Nel XV secolo a Scalea fu istituito il Consolato Catalano.- Nel secolo XVI fu saccheggiata dagli uomini del corsaro saraceno Dragut.- Nel secolo XVII il Principe di Scalea, Francesco Spinelli, perse la vita per respingere l'attacco del corsaro Amurat Rais. - Nel secolo XVIII Scalea ebbe parte rilevante per la conquista del Regno di Napoli da parte dei Borboni.  Nel periodo Risorgimentale, durante i Moti del 1848 Scalea fu, per breve tempo, proclamata Repubblica. - Nel XIX secolo, Scalea subì vari bombardamenti aereo-navali da parte delle Forze Armate Anglo-Americane (Secondo Conflitto Mondiale -1943). - Sono nati a Scalea: nel secolo XIII Ruggero Loria, Ammiraglio Angioino e Aragonese; nel secolo XIV Ademaro Romano, Ammiraglio e Regio Consigliere Angioino e Leonardo Da Vassallo, Ammiraglio Angioino; Giacomo Ferroaldo, Fisico; nel secolo XVI Padre Costantino Pallamolla, Barnabita, che fu stimato dai Papi Clemente VIII, Paolo Ve Urbano III e fu vicino a San Giuseppe Colasanzio; nel secolo XVII Gregorio Caloprese, Matematico, Educatore, Filosofo, Medico e Maestro del Gravina e del Metastasio; nel secolo XIX Oreste Dito, Storico. Nel secolo scorso XX, gli scrittori Attilio Pepe, Carmelo Giordanelli e Carmine Manco quest'ultimo, autore del primo libro su Scalea "Scalea prima e dopo" e l'artista Peppino Cupido. In questi ultimi tempi ai piedi del centro Antico, nella piana, è sorta a nuova Scalea. Per la bellezza del luoghi marini e collinari e per l'enorme capacità ricettiva Scalea, oggi, gioca un ruolo importante nell'economia turistica della Calabria.

IL COMUNE DI SCALEA
Scalea ha una estensione di Kmq 22,02 e circa 11.000 abitanti, detti Scaleoti. Il paese è a 25 metri sul livello del mare. E' attraversato dalla Strada Statale n. 18 ed è dotato anche di un importante scalo ferroviario. E' stata realizzata un'avio superficie che in futuro potrà essere ampliata e trasformata in aeroporto di terza categoria. E' sede della Diocesi Scalea - S. Marco Argentano. L'economia è basata quasi esclusivamente sul turismo, sul commercio e sul terziario. Restano sporadici insediamenti agricoli e pochissime botteghe artigiane. Vi sono prospettive di sviluppo industriale. E' sede inoltre di Scuole Elementari, Medie e Liceo Scientifico; Tenenza della Guardia di Finanza; Compagnia Carabinieri; Distaccamento Polizia Stradale; Caserma Vigili del Fuoco; Carabinieri Forestali; Polizia Provinciale;  A.S.L.; 5 Banche; Poste; Sportello INPS. Località di Scalea sono: San Giorgio, Petrosa, Lungo, Bocca della Giara, Colistano, Arenella, Santu Marcu, Montepulito, Santa Barbara, Foreste, Sant'Angelo, La Bruca, Pantano, Fischja, Lintiscita, Vignale, Revoce.
 

MONUMENTI E OPERE D'ARTE  
Monumenti e opere d'arte principali di Scalea sono: nel Centro Antico le testimonianze dell'architettura medioevale e il Palazzo dei Principi, sec. XIII; il Palazzetto Normanno detto l'Episcopio (sec. XII); Torre Cilindrica del secolo XV; ruderi del Castello Normanno; ruderi di Chiese Basiliane del secolo IX con affreschi; Chiesa di Santa Maria d'Episcopio, del secolo XII, ricostruita nel secolo XVII; la Chiesa di San Nicola in Plateis del secolo VIII, rinnovata nei secoli XII, XIV e XVIII; ruderi della Grancia e del Convento Francescano del secolo XIII; la Chiesetta di San Cataldo del secolo XI, e, inoltre, sculture lignee e marmoree, affreschi e tele nelle Chiese di Santa Maria d'Episcopio e di San Nicola in Plateis; Torre Talao del sec. XVI.

LA RIVIERA DEI CEDRI 
L'uscita di Lagonegro Nord segnala che, abbandonando l'autostrada in direzione sud, si giunge in Calabria. 
Imprigionati ai due lati della strada dai monti verdissimi della Valle del Noce, si scende giù, percorrendo la via che ci conduce ad affacciarci sull'azzurro ed incredibile mare di Calabria. Ancora prima che la strada spiani, si scorge, mostrando la sua naturale bellezza l'isola di Dino, millenaria e multicolore, incastonata anch'essa nella leggenda che vuole Ulisse approdato nel suo navigare da queste parti. L'isola è piacevolmente varia nella sua struttura; il tratto più bello coincide con la Grotta azzurra così com' è comunemente chiamata. Si accede con la barca, l'azzurro del mare muta il suo colore in momenti successivi, la luce è tenue all'interno e gli effetti sono particolari. Siamo nel territorio di Tortora, nella Calabria tirrenica posta ai confini con la Lucania. Da qui inizia quel tratto di costa che è definito con il nome di Riviera dei Cedri, in omaggio alla coltivazione di cedri un tempo attività rigogliosa oggi un po' meno. Settanta chilometri di costa di una bellezza estrema; qui la natura e la storia hanno creato l'immagine di uno dei più bei posti d'Italia.  
La Riviera dei Cedri, specie nel tratto settentrionale della costa tirrenica cosentina, comprende una serie di paesi che negli ultimi anni sono stati teatro di profonde trasformazioni. Lo stesso paesaggio sarebbe oggi irriconoscibile da parte dei tanti viaggiatori stranieri dei due secoli precedenti. In un quadro così radicalmente mutato resistono per fortuna elementi di conservazione del passato, che vale la pena conoscere, soprattutto per capire il presente e viverlo in tutte le sue opportunità. Si vedrà allora che nella parte terminale della Calabria nordoccidentale l'incontro e la sovrapposizione di vari popoli del Mediterraneo ha posto radici culturali permanenti, che trovano continuità nella vocazione ad accogliere il nuovo senza dimenticare l'antico. Su queste terre Greci e Romani, Bizantini, Longobardi, Arabi, e poi ancora Normanni, Angioini e Aragonesi hanno portato elementi di diverse civiltà, che si sono poi innestate sulle culture locali con benefici effetti. La Riviera dei Cedri comprende una serie di paesi rinomati turisticamente come Scalea, San Nicola Arcella con le sue torri antiche, Diamante, affacciata sul mare, Belvedere Marittimo d'origine antica, Santa Maria del Cedro che dal prezioso agrume ha preso il nome. Scendendo si incontra Cetraro, la più antica città marittima dei Bruti. Si prosegue più a sud con Acquappesa, e Guardia Piemontese, cittadina termale molto frequentata di chiara origine valdese, poi Fuscaldo anch'essa d'origini antiche e con un bel centro storico ed infine Paola, la città di S. Francesco, patrono della Calabria che qui visse dal 1416 al 1507; da visitare il Santuario sorto nel 1595 che conserva le reliquie del Santo. L'entroterra della Riviera dei Cedri è caratterizzata da una rigogliosa natura che rivestendo di verde le valli di fiumi antichi, carichi di miti e leggende fa da cornice ad una delle coste più belle della Calabria, impreziosita da scogliere stupende e profumi mediterranei.
 
LA STORIA 
Il litorale tirrenico della provincia di Cosenza, la Riviera dei Cedri, conserva le vestigia di un ricco passato, dalla più antica preistoria fino all'epoca bizantina.  
Qui l'uomo preistorico prese dimora nelle grotte dei suoi scogli e cominciò una storia che, per i riferimenti alla gente, ai luoghi ed al mare, dall'Epica di Omero è passata nelle pagine d'Erodoto (VI, 21). di Strabone (VI, 21), di Plinio (III), di Diodoro Siculo (XIV, 101) e d'altri storici seguiti dal medioevo ai nostri tempi. Una storia plurimillenaria, che affonda le radici nel Paleolitico Inferiore (ben 300 mila anni fa) col giacimento di Rosaneto di Tortora, uno dei più antichi di tutta 1talia e si sviluppa attraverso tutte le fasi della preistoria, documentate dalle numerose grotte naturali prescelte dall'uomo come sedi di abitati millenari (Torre Nave di Tortora, Grotta della Madonna e Grotta di Fumarolo di Praia a Mare, Torre Talao di Scalea, Grotta del Romito di Papasidero ). L'antica frequentazione del comprensorio culmina con gli importanti insediamenti delle genti indigene che contesero ai Greci il possesso di questo lembo di Magna Grecia: gli Enotri (Palecastro e San Brancato di Tortora, Petrosa di Scalea), i Lucani (Dorcara di Praia e Marcellina) ed i Brettii (Belvedere Marittimo, Bonifati, Cetraro, Acquappesa, San Lucido). Nell'attuale Riviera dei Cedri in antico sorse un'importante città di nome LAOS, certamente colonizzata da nuclei fuggiaschi dalla potente Sibari, distrutta nel 510a.C. Nel 389 a.C. nella piana del Lao si svolse una sanguinosa battaglia, una delle più terribili dell'antichità, tra Lucani e Turii che vide la vittoria dei primi, in cui persero la vita oltre 10.000 uomini tra fanti e cavalieri. Da allora si sono perse le tracce di Laos che, presumilmente, andò distrutta (oggi ritornata alla luce negli scavi di Marcellina frazione di S. Maria del Cedro). Ma ai tempi dei Romani, nei pressi dell'antica Laos sorse Lavinium (odierna Scalea ), per finire con la fase della dominazione romana, caratterizzata dalla fondazione della colonia di Blanda Julia a Tortora e dalla nascita di un'innumerevole serie di ville costiere, di carattere sia residenziale che produttivo; le principali individuate a San Nicola Arcella, Scalea, S. Maria del Cedro, Grisolia, Diamante, Belvedere Marittimo, Paola, San Lucido, Fiume Freddo Bruzio. Scoperte espressive ed importanti scavi si sono ultimamente succeduti in varie località dei comuni costieri; in molti casi, grazie alla collaborazione tra la Soprintendenza Archeologica e gli Enti Locali, sono già state create aree archeologiche attrezzate ed esposizioni permanenti aperte al pubblico, che si caratterizzano come cellule, sparse sul territorio, di un unico grande Museo diffuso della Riviera dei Cedri, alla scoperta di un insospettabile passato, ricco di suggestioni e di sorprese, inserito in un contesto ambientale di rara bellezza.
Per il periodo preistorico, documentato qui da moltissimi giacimenti di gran fascino ed interesse, si possono visitare la Grotta della Madonna di Praia a Mare, grande cavità naturale oggi sede di un veneratissimo culto mariano, abitata ininterrottamente dall'uomo dal Paleolitico Superiore (12.000 anni fa circa) fino all' età romana imperiale (VI secolo d.C.); la mostra permanente "il cammino dell'uomo", presso il Museo Civico di Praia a Mare, nella quale è esposta una significativa campionatura di oggetti provenienti dal territorio di Praia, in particolare dalla Grotta della Madonna e dalla vicina Grotticella Cardini, ma anche dalla piccola necropoli lucana di Dorcara; la Grotta del Romito di Papasidero, con il famosissimo masso inciso con la raffigurazione di un toro (bos primigenius), una delle più belle manifestazioni dell'arte paleolitica europea (10 mila anni fa circa), inserita in un contesto ambientale di rara bellezza e suggestione, nel cuore del parco del Pollino. Visitare la Riviera dei Cedri significa farsi prendere dal fascino della storia, della cultura e della natura per fermarsi a vivere un'avventura come in mezzo agli antichi popoli, che qui si avvicendarono.
 
LA GASTRONOMIA 
Nell'ampio ventaglio della gastronomia calabrese, si ritrova la squisita e gradita composizione della sana alimentazione mediterranea.  
Assunta a modello di dieta "Tipo" per le popolazioni dei paesi industrializzati, l'alimentazione mediterranea rappresenta oggi un preciso punto di riferimento per quanti non solo amano profumi e sapori della terra, ma intendono anche avvicinarsi a elementi genuini frutto di una saggia composizione di diversi elementi naturali, riuniti in un contesto armonico e salutare. Rivisitare le squisite pietanze calabresi in un ottica globale che accomuna le cose buone della terra e la geniale fantasia della Gente di Calabria rappresenta un impegno a far rivivere realtà ed aspetti magici, della cucina tradizionale in concreti itinerari gastronomici. La Riviera dei Cedri è un microcosmo della rinomata dieta mediterranea, attraverso i suoi prodotti genuini che la saggezza della Gente di Calabria ha saputo fondere ed armonizzare in gustose e prelibate pietanze. Ricca di piatti semplici ma gustosi, la cucina della Riviera dei Cedri è essenziale, caratterizzata dalla presenza di ortaggi, pesce, pasta fatta in casa (lasagne, fusilli, gnocchi di farina), pasta e legumi (fagioli, ceci, fave, ecc.) olio genuino, aromi (basilico, origano, alloro, ecc.) agrumi, frutta secca (come i caratteristici fichi a crocette ) da gustare con il vino di produzione calabrese generalmente ad elevata gradazione, generoso e rosso anche se non mancano degli ottimi bianchi. A Tortora la base per la preparazione dei piatti è il peperone, la cui raccolta avviene in estate e dal quale si ottiene, attraverso un processo di lavorazione, la "zaferana pisata" che con il suo colore rosso intenso è un'esclusiva della cucina locale. Molte sono le pietanze che accomunano le citta della Riviera dei Cedri; un piatto tipico a base di pesce sono gli spaghetti col nero di seppia ( "Cu u niru dè sicci" ), le sarde alla menta (Scalea, Belvedere Marittimo, Cetraro, Diamante), "i panicelli" d'uva, un dolce di uva passa avvolta con delle foglie di cedro legate con giunco tradizione di Verbicaro, Scalea, Diamante e Belvedere Marittimo. Persino il poeta d'Annunzio ne rimase colpito tanto che li descrisse nella sua "Leda senza cigno" come "di un sapore che delizia prima ancora di essere assaporato". La Riviera dei Cedri vanta la coltura del rinomato cedro, dal quale prende il nome e che viene usato oltre che per la produzione dei prelibati canditi, degli sciroppi e dei liquori (S.Maria del Cedro), anche come ingrediente basilare per esaltare il gusto di diverse ricette.
 
IL CEDRO 
Sull'origine del cedro sono varie le ipotesi, che tuttora non hanno trovato risposta definitiva da parte degli studiosi.  
In merito alla sua comparsa nel Mediterraneo, due sembrano essere le ipotesi più accreditate: la sua diffusione ad opera delle truppe d' Alessandro Magno, intorno al IV sec. a.C. e quella operata dagli Ebrei per motivi essenzialmente religiosi e biblici. Pare infatti che il cedro fosse conosciuto in Palestina già al tempo dei Profeti; Isaia ed Ezechiele ne parlano nella Bibbia ed indicano che era utilizzato già allora, come oggi, ritualmente, per ringraziamento, in una delle maggiori solennità del calendario ebraico, la festa dei Tabernacoli o delle Campane (Sukkoth) che ricorre nella stagione autunnale. Nella simbologia ebraica - secondo quanto narrano i libri tradizionali ebraici - il cedro che era usato durante la festa delle campane contribuiva con il suo profumo squisito ad aumentare l' atmosfera festiva ed era quasi come se, alla consueta offerta di profumi che il sacerdote faceva sun'apposito altare del Tempio, si unisse un altro profumo, questa volta offerto dal popolo. Era insomma una manifestazione complementare della devozione religiosa e della fedeltà alle prescrizioni rituali. Non è quindi assolutamente da mettere in dubbio che va considerato merito del popolo ebraico se la coltivazione della pianta del cedro fu diffusa e portata anche in Italia, fra il I e il II sec. a.C., dagli ebrei ellenici che si stanziarono nel meridione, soprattutto presso le città della Magna Grecia, quali Metaponto, Posidonia, Cuma, Paestum, Sibari e Laos l'attuale Marcellina, dove esistevano colonie elleniche fondate dai Sibariti e dove prosperavano gli scambi commerciali marittimi. L'errante popolo ebraico diffuse la coltivazione del cedro un po' ovunque ma solo, com'è noto, in alcune zone l'attecchimento è stato felice nel corso del tempo, tant' è che le coltivazioni che oggi permangono e danno luogo a validi raccolti sono concentrate in Israele, in California, in Grecia, a Portorico e Cuba e, in Italia, prevalentemente nella zona oggi denominata "Riviera dei Cedri", compresa tra Tortora e Cetraro, in sempre più ridotti spazi e con una produzione sempre inferiore. Appare chiaro che, soggiornando nell'omonima Riviera, l'occasione di "avvicinarsi" al cedro, con curiosità, è quanto mai propizia: a pochi chilometri nel territorio di Santa Maria del Cedro, vi sono, ancora numerose, le cedriere che producono la qualità ritenuta migliore da coloro che la mercializzano, nonche dai rabbini che ogni anno alla fine dell'estate vengono a raccoglierlo in Riviera dove secondo loro cresce il miglior cedro del mondo. Oggi si torna a sperimentarlo con piacevoli e raffinati successi anche in gastronomia. Il primo ad impiegarlo in cucina fu, infatti, Apicio, cuoco di Tiberio, che si divertiva a deliziare con pietanze originali il palato esigente dell'imperatore e dei suoi cortigiani. Non marginale, infatti, è stato in passato l'impiego del cedro nell'alimentazione e nella cucina meridionale, soprattutto calabrese, cosi ricca di tradizioni familiari, di sapori semplici e genuini, di gusti sani e naturali. Oggi il cedro può entrare in ricette semplici o complicate: può entrare in un posto d'evasione, dove i piaceri della gola si associano alle raffinatezze dell'intelligenza, come pure in una dieta strettamente vegetariana, quando nell'arsura estiva per reintegrare i sali sono necessari gli agrumi, cosi ricchi di potassio con tante fibre e niente grassi. Può entrare, ancora, di concerto, in una dieta mediterranea, volta a prevenire molte malattie degenerative della nostra epoca, quali l'obesità, il diabete, l'arteriosclerosi e lo stress. Il vasto ventaglio della metamorfosi alimentare del cedro e del suo possibile impiego resta, per un turismo gastronomico, al momento, ancora tutto da scommettere e da sperimentare.

Queste informazioni sono pubblicate in parte per gentile concessione del periodico "Il Faro" (www.periodicoilfaro.net) ed in parte da A&M Immobiliare.